La dietologia funzionale per rieducare l’organismo

dietologia funzionale

La dietologia funzionale per rieducare l’organismo

Intorno all’immagine del nostro corpo, delle sue delle dimensioni, forme e proporzioni, fiorisce da molti decenni un settore di interesse diffuso, che coniuga l’attenzione per l’estetica alla complessa disciplina della nutrizione. Nel mezzo, un folto gruppo di figure professionali, non sempre qualificate secondo dei criteri di abilitazione o competenza concreta, si candida quotidianamente ad offrire la migliore soluzione possibile a tutti i problemi, a tutte le età, di sovrappeso lieve o severo.

La dietologia prima della dietologia funzionale

Se però guardiamo ai dati epidemiologici su scala nazionale che fotografano anno dopo anno la distribuzione del fenomeno obesità e sovrappeso, sembra proprio che, malgrado le mille varie strategie proposte da innumerevoli esperti, conquistare e mantenere il giusto peso corporeo resti per la maggioranza di noi un obiettivo molto difficile da raggiungere. I dati più sconfortanti, con punte preoccupanti proprio nella regione Campania, riguardano i bambini che, al netto di quel fenomeno noto ai pediatri come adiposity rebound – per il quale è fisiologico attendersi un incremento modesto dell’adipe corporeo intorno ai 5-6 anni di età, sono statisticamente sempre più in sovrappeso o in obesità conclamata.

Malgrado sembri essere diffusa una cultura alimentare media piuttosto approfondita, oggi la troppa informazione si traduce in un elemento di grande confusione. Ai vecchi miti della dietetica si sovrappongono messaggi che ci disorientano perché in aperta contraddizione gli uni con gli altri, tanto che non è insolito trovare posizioni eterogenee anche tra chi si dedica alle scienze della nutrizione per professione.

A tutto questo, intanto che l’attenzione negli ultimi due decenni si spostava dal piano estetico a quello salutistico, si è aggiunta la pervasività del marketing alimentare. L’offerta della grande distribuzione organizzata ci invade in modo molto seduttivo, soprattutto spingendoci ad acquistare, e quindi a consumare, quantità di cibo di gran lunga superiori al reale fabbisogno, e ciò accade mentre interi popoli sono flagellati quotidianamente da fame e morte per malnutrizione, cosa che ci pone inoltre in una condizione di enorme conflitto etico.

cibo

Non tralasciamo di dire, poi, che molte famiglie occidentali portano quotidianamente in tavola cibo che ha perso gran parte delle sue proprietà nutritive (pensiamo soprattutto ai vegetali coltivati dissennatamente su suoli esausti) ma è al contempo ricchissimo di additivi, alcuni dei quali nocivi se assunti cronicamente, e comunque utili esclusivamente all’industria alimentare che li impiega per rendere tutto più attraente alla vista, gradevole nella consistenza, palatabile al gusto.

Questi sono solo alcuni degli aspetti che definiscono in parte il campo vastissimo della dietologia contemporanea, rendendoci davvero complicato uno dei gesti più semplici e immediati che dovrebbe essere parte naturale della nostra dimensione di esseri umani.

La dietologia di funzionale: che cos’è?

Ma in questo quadro così ricco di eccessi, contraddizioni, e mistificazioni, la dietologia funzionale che ruolo ha?

Iniziamo col dire che, nell’attesa che si possa ristabilire un rapporto di naturalezza tra la persona e il suo nutrimento, essa si propone essenzialmente di rieducare il paziente ad un’alimentazione adeguata alle sue esigenze di salute, riprendendo la massima ippocratica per cui nel cibo è insita la cura. Se il cibo viene assimilato ad un farmaco, però, dovremo considerare che ugualmente esso reagisce al livello molecolare con il nostro organismo e che dunque non è importante regolarne solo l’assunzione quantitativa.

La crononutrizione ha dimostrato da tempo come non solo la frequenza, ma addirittura il momento giornaliero in cui un determinato alimento viene consumato, modifica le risposte metaboliche soggettive, influenzando l’attività endocrina fondamentale di fegato, pancreas, tiroide, surrene e ipofisi. La micronutrizione ha allargato ad un campo molto più vasto di quello dei macronutrienti (carboidrati, grassi e proteine) la comprensione dei meccanismi che regolano le attività corporee metaboliche ed energetiche. Materie di ricerca relativamente più giovani, come quello della microbiomica, che studia la relazione tra il genoma umano e quello dei batteri che colonizzano le nostre mucose, e della PNEI (acronimo di psico-neuro-endocrino-immunologia, la scienza che restituisce unità funzionale e di sistema a corpo e psiche), sono integrate nelle conoscenze di chi pratica la medicina funzionale. La sfida, per un professionista che ambisca a lavorare in senso funzionale, è riuscire a contenere nella sua pratica questo sapere così specialistico e frammentato senza ricadere negli errori di una medicina che lavora per segmenti, e si focalizza sul sintomo perdendo di vista la persona che ha davanti.

La medicina funzionale, restituendo valore e centralità terapeutica alla relazione umana, segna un ritorno slow al passato. Guidata dalle nuove evidenze, contemporaneamente si rinnova, poiché, come il termine stesso suggerisce, punta a rimettere in funzione il corpo, agendo su diversi livelli di complessità. Che si tratti di ripristinare la regolarità del transito intestinale, di rimodulare le vie intricate dell’asse endocrino, di proteggere e conservare la fertilità femminile, ogni volta che ciò è possibile il sintomo è risolto perché viene rimossa la causa che lo ha determinato.