Come avviene il percorso di dietologia funzionale

percorso dietologia funzionale

Come avviene il percorso di dietologia funzionale

La dietologia è uno dei possibili campi di applicazione della medicina funzionale, in cui la consegna dell’elaborato dietetico è solo un atto intermedio della presa in carico globale del paziente che si rivolge al centro Thetis.

Il primo colloquio della dietologia funzionale

Laddove è possibile, a chi desidera essere guidato da me in un percorso di riabilitazione dietetica, chiedo di fornirmi delle analisi di laboratorio recenti, per avere una panoramica di primo livello del suo stato di salute generale. Se durante le fasi successive dei controlli emergono elementi da approfondire, prescrivo delle indagini più specifiche, ma in linea di massima preferisco farmi guidare dalla clinica e dalla narrazione del paziente, che mi dà molte indicazioni utili. Il tempo di ascolto è tempo di cura, ecco perché soprattutto il primo colloquio ha una durata superiore alla media del settore.

L’anamnesi nella dietologia funzionale

Non di rado mi accorgo che i pazienti restano confusi dalla quantità di informazioni che voglio raccogliere; alcune, pur se insolite, hanno un chiaro taglio clinico, ma spesso pongo domande più private, dovendo vincere in chi mi ascolta una certa resistenza e diffidenza. Non sono una psicologa, e allora spiego che indagare un contesto relazionale attuale, o un vissuto lontano nel tempo, mi è utile per ricostruire la storia di una persona in cui il suo rapporto con il cibo diventa una sorta di tassello di collegamento tra più parti, un elemento che tornerà utile ad entrambi anche per definire insieme le strategie di terapia. Secondo il mio approccio, è questo il momento più delicato perché il processo di cura e autocura inizi con successo. Se le necessità di supporto psicologico sono più complesse, propongo in affiancamento un percorso, anche breve, di tipo psicoterapico a cura della dottoressa Maria Conza, responsabile di quest’area di servizio per Thetis.
Nel corso del primo colloquio insisto particolarmente sulla ricerca anamnestica di sintomi suggestivi di ridotta tolleranza ad alimenti, perché non prescrivo indagini diagnostiche che non abbiano ricevuto validazione scientifica. Molte volte le risposte del paziente sono affermative, quindi, a seconda del disturbo descritto, decido di intervenire per via integrativa con dei supplementi micronutrizionali, o con una dieta di esclusione, oppure combinando le due strategie. L’obiettivo è quello di recuperare nel paziente la tolleranza ad una gamma ampia di alimenti, e nel contempo rassicurarlo sulla sostenibilità di una dieta restrittiva anche sul lungo periodo se ciò risponde alla necessità di recuperare una particolare funzione d’organo o apparato.
Il più delle volte una tolleranza alimentare ridotta coinvolge direttamente e quasi esclusivamente le funzioni digestive (gastrite e reflusso, duodenite, sindrome dell’intestino irritabile, sovracrescita batterica nel tenue, colite, steatosi epatica), ma molti disturbi che si giovano di diete più restrittive sono di tipo dermatologico (dermatite atopica, psoriasi nelle sue diverse presentazioni), neurologico (cefalea, emicrania, disturbi del sonno), immunologico (allergie, intolleranza all’istamina, malattie autoimmuni d’organo e sistema, fibromialgia), endocrinologico (ipotiroidismo, ipo- o ipercorticosurrenalismo). La dietologia funzionale può dare anche un ottimo contributo a normalizzare stati di fertilità alterati su base endocrino-metabolica, o ad alleviare i disturbi di menopausa.

La dietologia funzionale dopo l’anamnesi

In linea di massima, una volta conclusa la fase dell’anamnesi, preferisco fornire al paziente un elaborato dietetico molto semplice, con indicazioni introduttive di validità generale che magari rendano più semplice coinvolgere nel cambio di stile di vita anche gli altri membri della famiglia. Lo schema dietetico personale, salvo richieste particolari, è sviluppato su base giornaliera, con tutte le varianti alternative proposte per imparare subito a gestire in autonomia le variazioni del menù. Quel che mi sta a cuore, infatti, è che il paziente non sia vincolato ad indicazioni imposte, né sulle quantità – perché saper riconoscere visivamente le porzioni adatte al proprio consumo è per me una prima possibilità di sviluppare competenza e autodeterminazione – né sulla qualità della scelta per la sua spesa giornaliera. Insisto comunque sempre sulla necessità di ridurre significativamente il consumo di alimenti industriali sottoposti a molti processi di trasformazione e a sistemi di conservazione che li snaturano in profondità, e di rinunciare ai vegetali fuori dal loro naturale ciclo di stagionalità.
Molti pazienti in terapia polifarmacologica, a volte sono anche piuttosto giovani, riescono a dimezzare il numero di pillole che quotidianamente sono abituati a prendere, e già da questo cambiamento nella routine sentono che la loro qualità di vita globale migliora nel tempo.

Il percorso della dieta funzionale

cibo sano

Insieme siamo consapevoli che attenersi con coerenza e costanza ad uno stile di vita che mette in discussione abitudini private e consuetudini sociali di lunga data, è molto impegnativo ed è per questo che quando il percorso terapeutico giunge alla sua naturale conclusione concordo con il paziente la possibilità di risentirci anche a distanza di mesi, con la disponibilità, se lo si desidera, a mantenere intanto una comunicazione scritta, per tenere traccia della nostra storia comune.
Cerco di conservare semplicità in ogni fase della relazione terapeutica, ma non rinuncio al vantaggio di avvalermi del supporto di una tecnologia valida, rapida, e a zero invasività. Per indagare e monitorare eventuali condizioni di sarcopenia nei pazienti che si trovano in malnutrizione per difetto, o di iperidratazione ed eccesso ponderale per malnutrizione in eccesso, mi avvalgo della migliore tecnologia disponibile da decenni tra i professionisti della nutrizione di base e quella sportiva. Impiego un analizzatore di impedenza corporea Akern che mi permette di misurare lo stato di idratazione dell’organismo, e di avere così una stima affidabile della massa grassa e di quella cellulare corporea, indice indiretto del metabolismo energetico del paziente e dell’efficacia della terapia dietetica.
Ogni volta che incontro un nuovo paziente desidero che sappia, da subito, che il nostro sarà un cammino condiviso di reciprocità, che può concludersi con un cambiamento persino più profondo di quello atteso e intanto aggiunge sempre qualcosa al mio bagaglio di esperienza professionale e umana.